
Fondatrice del Club per l’UNESCO di Benevento, protagonista della valorizzazione del patrimonio culturale sannita e promotrice instancabile del dialogo tra persone, istituzioni e culture. Nel ricordo affettuoso del suo successore emerge il ritratto di una donna autentica, generosa e visionaria, che ha fatto della bellezza, dell’ascolto e della condivisione una missione di vita, lasciando un’impronta indelebile nella storia civile e culturale del territorio
Achille Mottola*
Ci sono persone che attraversano la vita lasciando tracce leggere nei modi, ma profonde nelle opere. Persone che non cercano il protagonismo, eppure finiscono per diventare punti di riferimento. Persone che trasformano la passione in impegno civile, l’amore per la propria terra in servizio, la cultura in strumento di crescita collettiva. Paola Cecere Perrella apparteneva a questa rara categoria umana.
Non è stato casuale che il ricordo di Paola abbia trovato voce proprio in un evento dedicato al canto lirico, una delle più alte espressioni della bellezza e dell’armonia. Al Teatro Comunale Vittorio Emanuele di Benevento, la regia sapiente e raffinata del Maestro Simone Alaimo ha accompagnato il pubblico in un percorso di arte e memoria, nel quale la musica è divenuta racconto, emozione e gratitudine, grazie alle straordinarie esecuzioni dei vincitori del 13esimo Concorso Internazionale “Simone Alaimo – Il Bel Canto”. Particolarmente intense le testimonianze di Antonio Perrella e dell’assessora alla Cultura Antonella Tartaglia Polcini, che hanno saputo restituire, con accenti diversi ma ugualmente incisivi, il profilo umano, civile e culturale di una donna che ha dedicato la propria esistenza alla promozione della bellezza, del dialogo e del bene comune. In quei momenti, più che un semplice omaggio, si è avvertita la forza di una memoria ancora viva, capace di continuare a generare comunità e futuro.
Fondatrice del Club per l’UNESCO di Benevento e sua prima presidente, Paola ha avuto il merito straordinario di comprendere prima di molti altri che il patrimonio storico, artistico e culturale non rappresenta soltanto un’eredità ricevuta, ma una responsabilità da condividere. Per lei i monumenti, i paesaggi, le tradizioni e la storia non erano beni immobili del passato: erano organismi vivi, strumenti di educazione, occasioni di crescita civile e sociale.
La sua visione era ampia e lungimirante. Guardava al territorio sannita con l’orgoglio di chi ne conosceva il valore e con la determinazione di chi voleva farlo conoscere al mondo. Non è un caso che due dei più importanti riconoscimenti internazionali ottenuti dalla nostra terra portino anche la sua firma ideale e il segno della sua instancabile opera di sensibilizzazione e promozione: il complesso monumentale di Santa Sofia, inserito nel sito seriale UNESCO I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568-774 d.C.), e l’Appia Regina Viarum, la strada che ha unito per secoli popoli, culture e civiltà, oggi riconosciuta Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Traguardi che raccontano non solo una storia di tutela e valorizzazione, ma anche la forza di una visione coltivata con passione, competenza e perseveranza.
Ma sarebbe riduttivo ricordare Paola soltanto attraverso i risultati raggiunti. Le opere restano, certo, ma sono le persone a custodirne il significato più autentico.
Chi ha avuto il privilegio di conoscerla sa che dietro l’impegno pubblico viveva una donna vera. Autentica nelle convinzioni, leale nei rapporti umani, generosa senza ostentazione. Una persona capace di ascoltare prima ancora che di parlare, di comprendere prima ancora che di giudicare. Aveva il dono, oggi sempre più raro, della disponibilità all’incontro. Credeva nel dialogo come metodo e nel confronto come ricchezza. Non costruiva muri; costruiva ponti.
Ed è proprio questa la parola che forse meglio sintetizza la sua eredità morale. Ponti tra istituzioni e cittadini. Ponti tra generazioni. Ponti tra culture diverse. Ponti tra il patrimonio materiale e quello immateriale. Ponti tra la memoria del passato e le responsabilità del presente.
Sul piano personale, il ricordo si fa inevitabilmente più intimo. Perché il mio rapporto con Paola non è stato soltanto istituzionale. È stato, prima di tutto, un rapporto di amicizia sincera e di profonda condivisione umana. Abbiamo condiviso progetti, speranze, idee e talvolta anche difficoltà. Ho sempre ammirato la sua capacità di affrontare ogni sfida con entusiasmo e fiducia, senza mai perdere quella curiosità verso il mondo che la rendeva straordinariamente giovane nello spirito.
Era una donna innamorata della vita. Entusiasta, appassionata, instancabile. Sapeva emozionarsi davanti a un’opera d’arte, a un concerto, a una scoperta archeologica, ma anche davanti a un gesto di solidarietà o a una storia di riscatto umano. Viveva pienamente i valori fondanti della famiglia umana, quelli che l’UNESCO promuove da sempre: la pace, la dignità della persona, il rispetto delle differenze, la cooperazione tra i popoli, la cultura come strumento di libertà.
Oggi, mentre il tempo affida il suo ricordo alla memoria collettiva, resta viva la gratitudine per quanto ha saputo donare alla nostra comunità. Resta l’esempio di una cittadina esemplare, di una dirigente illuminata, di un’amica preziosa. Resta soprattutto la testimonianza di una vita vissuta con coerenza, passione e amore.
Le persone come Paola non scompaiono davvero. Continuano a vivere nelle istituzioni che hanno contribuito a costruire, nei progetti che hanno saputo immaginare, nei valori che hanno trasmesso e nelle relazioni umane che hanno seminato lungo il cammino.
A noi, che ne raccogliamo il testimone, spetta il compito più importante: custodire quella visione e continuare a costruire, con la stessa generosità e lo stesso entusiasmo, i ponti che lei ha iniziato a tracciare.
Con gratitudine, affetto e profonda riconoscenza.
*Presidente del Club per l’UNESCO di Benevento








