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Migranti, allarme Onu: due minori su tre arrivano soli in Europa

Oltre 20 mila bambini e adolescenti migranti hanno raggiunto l’Europa nel 2025 completamente da soli. Il nuovo rapporto congiunto di Unhcr, Unicef e Oim fotografa i pericoli delle rotte migratorie seguite dai minori non accompagnati: violenze, sequestri, sfruttamento e lavoro forzato. Una volta arrivati, per molti resta incerto il percorso verso protezione e accoglienza


Stefano Leszczynski – Città del Vaticano

Tra i 31.100 bambini egli adolescenti migranti che hanno raggiunto l’Europa nel 2025, più di 20 mila hanno compiuto il viaggio senza genitori né adulti responsabili della loro protezione. È quanto emerge dal rapporto Migrant and Refugee Children via Mixed Migration Routes in Europe, realizzato congiuntamente da Unhcr, Unicef e Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). Nel 2025 gli arrivi di minori in Bulgaria, Cipro, Grecia, Italia, Malta e Spagna sono diminuiti del 25% rispetto all’anno precedente, ma dietro questa flessione si nasconde un dato preoccupante: la quota dei minori non accompagnati è salita dal 51% del 2024 al 67%. Il fenomeno è particolarmente evidente in Italia e Spagna, dove l’86% dei minori arrivati era senza familiari.

L’Italia in controtendenza

L’Italia rappresenta un’eccezione rispetto alla diminuzione generale. Nel corso dell’anno sono arrivati via mare 14.083 minori, il 12% in più rispetto al 2024, mentre gli sbarchi complessivi sono rimasti sostanzialmente stabili. Ben 12.177 erano minori non accompagnati. I principali Paesi di provenienza sono Egitto, Eritrea, Somalia, Bangladesh ed Etiopia. In Grecia i minori arrivati sono stati quasi 10 mila, dei quali poco più di 3 mila soli; in Spagna 5.543, con 4.702 non accompagnati. Numeri dietro i quali si nascondono viaggi segnati da esperienze spesso traumatiche, come testimoniano le migliaia di interviste realizzate dall’Oim con adolescenti e giovani tra i 15 e i 24 anni. Quasi la metà, il 47%, riferisce di avere subito violenze fisiche. La percentuale sale al 58% lungo la rotta del Mediterraneo orientale e al 52% su quella del Mediterraneo centrale. Le testimonianze parlano di abusi fisici e psicologici, torture, estorsioni e sequestri, commessi da gruppi armati, trafficanti e datori di lavoro. La Libia resta il Paese indicato più frequentemente come luogo nel quale si sono verificati gli abusi.  

Violenze, sequestri e lavoro forzato

Particolarmente allarmanti sono i dati sulla rotta del Mediterraneo centrale: il 28% degli intervistati ha dichiarato di essere stato trattenuto contro la propria volontà e il 17% costretto a lavorare. Arresti arbitrari, detenzioni e rapimenti sono spesso riconducibili a milizie, gruppi armati e reti criminali. Solo circa un terzo dei giovani intervistati afferma inoltre di avere avuto con sé i documenti durante il viaggio, mentre il 61% ne era privo. “Nessun bambino dovrebbe affrontare questi rischi da solo”, afferma la direttrice generale dell’Oim, Amy Pope. La riduzione delle possibilità di viaggiare attraverso percorsi sicuri, avverte l’agenzia, può infatti spingere ragazzi e adolescenti verso itinerari ancora più pericolosi, aumentando la dipendenza dai trafficanti e l’esposizione a violenze, sfruttamento e abusi.

Dopo l’arrivo, la ricerca di protezione

Ma il viaggio non termina con l’approdo in Europa. Nel 2025 sono stati 214.600 i minori che hanno chiesto protezione internazionale, i dinieghi sono stati 92mila, in aumento del 25% rispetto al 2024. Ad essersi ridotti sono stati anche alcuni canali protetti di redistribuzione in Europa. I minori inseriti nelle procedure di reinsediamento verso l’Europa sono stati 3.400, contro gli 8.900 dell’anno precedente. È proprio sul destino dei ragazzi dopo l’arrivo che le tre agenzie delle Nazioni Unite richiamano l’Europa alle proprie responsabilità e chiedono che il superiore interesse del bambino sia posto al centro di ogni decisione, che venga garantito un rapido accesso ai servizi e che nessun minore sia detenuto per ragioni legate all’immigrazione. Per chi arriva solo, la rappresentanza legale deve essere immediata e le procedure di accertamento dell’età limitate ai casi necessari, multidisciplinari e rispettose dei diritti del bambino. Una richiesta di protezione che, nelle parole di Amy Pope, supera i confini nazionali: “È nostra responsabilità comune agire oltre le frontiere per proteggerli, difendere i loro diritti e fornire loro le cure e il sostegno di cui hanno bisogno”.