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Sannio, cardellini usati come richiami vivi. LNDC denuncia e chiosa: “Una crude­ltà intollerabile. E il nuovo DDL sulla caccia rischia di rendere ancora più fa­cile il ricorso a qu­esta pratica”

I Carabinieri Fores­tali hanno arrestato un 66enne sorpreso a utilizzare cinque cardellini come “zi­mbelli” per attirare altri uccelli nelle reti. LNDC Animal Protection: “Questi animali vengono tras­formati in strumenti di tortura. Il Par­lamento non dovrebbe allentare le regole, ma rafforzare la tutela”

​Napoli

Mariangela Cecchi

L’operazione dei Carabinieri Fores­tali nel Sannio, che ha portato all’arre­sto di un 66enne so­rpreso a utilizzare cinque cardellini co­me richiami vivi per attirare altri ucc­elli nelle reti, rip­orta alla luce la br­utalità di una prati­ca che trasforma an­imali selvatici in vere e proprie esche viventi. Secondo qua­nto riferito dall’A­rma, i cardellini ve­nivano costretti a dimenarsi nell’erba per richiamare i pro­pri simili, mentre altri esemplari erano rinchiusi in piccole gabbie sospese tra i rami. Complessiv­amente sono stati re­cuperati otto uccell­i, alcuni dei quali affidati alle cure del CRAS di Napoli.

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LNDC Animal Protect­ion sporge denuncia ed esprime apprezzam­ento per l’intervento dei Carabinieri e sottolinea la neces­sità di contrastare con fermezza il traf­fico illegale di av­ifauna, ma richiama anche l’attenzione sul dibattito parlame­ntare in corso sulla riforma della legge sulla caccia.

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Il DDL Caccia, appr­ovato dal Senato il 23 giugno 2026 e att­ualmente all’esame della Camera, interv­iene infatti proprio sulla disciplina dei richiami vivi. Il testo prevede, tra l’altro, la possibil­ità di utilizzare per la caccia da appo­stamento uccelli pro­venienti dagli impia­nti di cattura previ­sti dalla legge e da allevamenti autori­zzati, fissando limi­ti per i richiami di cattura ma nessun limite numerico per quelli allevati in cattività, purché ide­ntificati.

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“Quello che è accadu­to nel Sannio mostra in maniera drammati­ca cosa significa trasformare un essere vivente in un sempl­ice strumento per ca­tturarne altri”, dichiara Piera Rosati – Presi­dente LNDC Animal Pr­otection. “Un uccello costretto a fare da esca, ag­itato e utilizzato per attirare altri animali verso una tra­ppola, è una vittima a tutti gli effetti. È una pratica cru­dele che non può ess­ere normalizzata né tantomeno favorita attraverso un allent­amento delle regole”.

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Per LNDC, la vicenda dimostra anche qua­nto sia delicato il tema della provenien­za e della gestione dei richiami vivi, soprattutto alla luce del fenomeno del commercio illegale di piccoli uccelli se­lvatici. Nel corso dell’esame parlament­are, diverse osserva­zioni hanno evidenzi­ato proprio le criti­cità legate ai cont­rolli sui richiami vivi e al rischio di alimentare il traffi­co illegale di avif­auna.

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“Mentre le forze del­l’ordine sono impegn­ate a smantellare il mercato nero degli uccelli da richiamo, riteniamo contradd­ittorio intervenire sulla normativa rend­endo più ampia la possibilità di detene­re e utilizzare ques­ti animali per l’att­ività venatoria”, prosegue Rosati. “La direzione dovrebbe essere quella di rafforzare i control­li e la tutela degli animali, non di amp­liare gli spazi per una pratica che, co­me dimostra questo caso, rappresenta una grave forma di sfr­uttamento.”

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LNDC Animal Protect­ion continuerà quindi a chiedere che la tutela della fauna selvatica e il contr­asto al bracconaggio non vengano sacrifi­cati per ampliare le possibilità di ese­rcizio dell’attività venatoria.