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Cambiare sé stessi per cambiare il mondo, pregare il Rosario per invocare pace

Si è rinnovato l’appuntamento con la Supplica e, sul sagrato del Santuario di Pompei, è stato l’Arcivescovo Paolo Rudelli, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, a presiedere la Santa Messa e la recita della celebre preghiera. Nella sua omelia l’esortazione a vivere un’autentica conversione sull’esempio di San Bartolo Longo e di San Francesco d’Assisi. Nell’Angelus anche Papa Leone XIV si è unito a migliaia di fedeli pellegrini nella Città mariana chiedendo di invocare l’intercessione della Madonna per il dono della pace.

È un messaggio che arriva al mondo quello che si è elevato, stamattina, dal
sagrato del Santuario di Pompei, dove, come di consueto nella prima domenica di
ottobre, mese del Rosario, è stata recitata la Supplica composta da San Bartolo Longo
nel 1883.
È stato l’Arcivescovo Paolo Rudelli, Sostituto per gli Affari Generali della
Segreteria di Stato, a presiedere la celebrazione della Santa Messa e a guidare, al
termine del rito, la recita della preghiera che, per due volte all’anno – oltre che a
ottobre, anche l’8 maggio – unisce spiritualmente i fedeli di tutto il mondo. E a
mezzogiorno, mentre a Pompei si recitava la Supplica, anche Papa Leone XIV,
durante l’Angelus domenicale, ha voluto esprimere la propria vicinanza ai pellegrini
nella Città mariana. L’eco dei suoi gesti e delle sue parole, quando l’8 maggio scorso
proprio il Santo Padre fu in visita a Pompei, non si è mai sopito così come l’emozione
del popolo di Maria. «Il carisma di san Francesco – ha detto il Pontefice all’Angelus
– porta frutto ancora oggi, dopo otto secoli: lo testimoniano non solo la grande e
vivace famiglia francescana, ma i molti doni che la sua eredità spirituale diffonde nel
Popolo di Dio. Mentre dunque celebriamo l’anno giubilare francescano, chiediamo
con perseveranza il dono della pace e impegniamoci sinceramente a costruire la
concordia fra i popoli. In quest’opera ci accompagni sempre l’intercessione di Maria
Santissima nostra Madre, alla quale ora ci rivolgiamo, spiritualmente uniti ai fedeli
radunati presso il Santuario di Pompei per elevare la Supplica alla Vergine del santo
Rosario».

Il tema della pace e della conversione è stato centrale anche nell’omelia di
monsignor Rudelli, che ha radicato le sue parole nel mistero pasquale della rinascita.
«Partecipiamo al trionfo della vita – ha detto – e siamo chiamati a servire la vita, in
un mondo segnato purtroppo da molteplici ingiustizie e conflitti». L’invito è a non
cedere mai alla rassegnazione, a cercare l’imitazione dei Santi e, in modo speciale, di
San Francesco d’Assisi, del quale si sono celebrati il 3 ottobre gli ottocento anni dalla
morte, e di San Bartolo Longo che, come ricordato l’8 maggio scorso, fece risorgere
una Nuova Città sui resti dell’antica, resa macerie dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.
C.. «La Vergine Maria – prosegue Monsignor Rudelli – ci invita ad alzare lo sguardo.
Non per presunzione, ma per vocazione a guardare oltre la morte. Chi si avvicina a
questo imponente Santuario, in effetti, è portato ad alzare lo sguardo, a guardare oltre
il peccato e la morte. E, quando lo fa, incontra quella sola parola – Pax – ai piedi
della statua della Beata Vergine del Rosario. San Bartolo Longo volle la facciata di
questo tempio, infatti, come un monumento alla Pace Universale. A quel tempo, il
mondo ancora non sapeva di andare incontro a due Guerre Mondiali, alle indicibili
tragedie e ai crimini contro l’umanità che hanno sconvolto il XX e l’avvio di questo
XXI secolo; ma quella parola – Pace – è stata posta e rimane come promessa e inizio
di un’altra civiltà, che non cancella le tracce del passato, ma davanti ad esse trova il
coraggio della conversione. Sì, carissimi, a partire dalla Pasqua di Cristo, che oggi e
ogni domenica celebriamo, la pace è dono del Risorto che si accoglie nella
conversione».
I credenti sono chiamati a costruire la “civiltà dell’amore”, «che attraversa da
cima a fondo l’Enciclica Magnifica humanitas, con la quale il Santo Padre sollecita
uomini e donne di buona volontà a custodire la persona umana nel tempo
dell’intelligenza artificiale». Non è facile considerando che finanche il Regno di Dio
ha subito e continua a subire violenza. E attraversare la vita significa anche subire
delle sconfitte, dinanzi alle quali il rischio è sentirsi inermi. «Anche questa vostra
terra, pur ricca di straordinaria bellezza – prosegue l’Arcivescovo – porta il peso di
ferite talvolta profonde, oltre che di fatiche quotidiane, alimentate spesso
dall’indifferenza e dal rischio della rassegnazione. Se tutto questo è vero, è vero
anche che Dio non si rassegna! La Buona Notizia è che, persino dopo avere visto
rifiutato e ucciso il proprio Figlio, Dio non si rassegna e continua ad amare la sua
vigna, la libera dal male, la salva nel perdono».
La preghiera è essenziale e, in modo speciale, la preghiera d’elezione per il
Santuario di Pompei: il Rosario. Papa Leone XIV ha esortato più volte a recitarlo con
la speciale intenzione della pace. Il mondo, l’umanità, hanno bisogno di conversione
nell’esempio del Poverello d’Assisi e del Fondatore del Santuario: «Lo vediamo nella
vita di San Francesco di Assisi e in quella di San Bartolo Longo: a un certo punto c’è
bisogno di una svolta, perché occorre cominciare sempre da sé stessi affinché cambi
il mondo. Forse proprio oggi a qualcuno di noi la Madonna rivolge il suo sguardo e
dice: coraggio, puoi cambiare! È un principio di responsabilità che corrisponde alla
grazia di Dio, la riconosce e desidera servirla. Senza questa serietà – una gioiosa
serietà – la nostra devozione rischia di perdere la sua verità evangelica».
All’inizio della Messa, rivolgendo il saluto al celebrante, l’Arcivescovo di
Pompei, Monsignor Tommaso Caputo, ha ricordato con emozione la visita di Leone

XIV alla Città mariana: «Il Papa ci ha confermato nella missione e ci ha riconsegnato
il programma di vita in questa terra benedetta. “Qui il Tempio della Carità e il
Tempio della Fede si sostengono a vicenda… Alla base di tutto… c’è la preghiera e
in particolare il Santo Rosario. Posto simbolicamente a fondamento del Santuario e
della città, esso è il motore nascosto che rende possibile tutto il resto. Sia questo il
vostro programma di vita: essere uomini e donne di preghiera, per riflettere, come
specchi tersi e umili, la luce che viene da Dio”. Lei, che è uno dei Suoi più stretti
collaboratori, assicuri Papa Leone che desideriamo fortemente seguire le Sue parole:
le sentiamo nel profondo come un autentico mandato». Anche il Prelato ha
evidenziato il «forte legame tra il Fondatore di Pompei e il Poverello di Assisi»
ricordando le parole del Venerabile Francesco Saverio Toppi, religioso francescano,
Arcivescovo di Pompei dal 1990 al 2021: «Così scriveva nel 1992: “Bartolo Longo
additava in Francesco la figura della Carità, della fratellanza universale e della pace.
Quanto si proponeva con le Opere caritative, era un ideale che gli veniva ispirato in
modo particolare dalla spiritualità francescana”».
La Santa Messa, animata dal Coro Pompeiano “Don Franco Di Fuccia” diretto
dal maestro Francesco Federico, è stata concelebrata dal Nunzio Apostolico
Monsignor Luigi Travaglino e dal clero pompeiano. Piazza Bartolo Longo, dove i
tremila posti a sedere erano tutti occupati, è stata invasa da migliaia di pellegrini così
come la Basilica e la Cappella interna dedicata al Fondatore, dove i fedeli hanno
potuto seguire la Messa grazie all’installazione di maxischermi. Alla Supplica hanno
partecipato anche gli Ex Alunni delle Opere di Carità e delle Scuole Pontificie del
Santuario che terranno il loro Raduno nazionale in onore di San Bartolo Longo nel
pomeriggio di oggi. Al rito hanno partecipato anche i bambini, le madri in difficoltà, i
poveri accolti nelle Opere di Carità del Santuario, guidati dalle Suore domenicane
“Figlie del Santo Rosario di Pompei”, dai Fratelli delle Scuole Cristiane e dai
responsabili delle case famiglia del “Centro per il bambino e la famiglia Giovanni
Paolo II”, che se ne prendono cura. I pellegrini sono stati accolti dalla musica del
complesso bandistico “Bartolo Longo-Città di Pompei”.
Ai fedeli, presenti sul sagrato della Basilica, si sono unite centinaia di migliaia
di persone che hanno seguito il rito, in televisione e sui rispettivi siti, grazie alle
emittenti Tv2000 e Canale 21 e all’emittente radiofonica Radio Mater.

Omelia dell’Arcivescovo Paolo Rudelli

Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato

Cari fratelli e sorelle,
sono felice di portare il saluto e la benedizione di Papa Leone che ben ricorda la sua
visita qui a Pompei.
Sono diverse le ragioni per rendere grazie in questo giorno di per sé ricolmo della
gioia cristiana, perché giorno del Risorto. La vittoria di Gesù Cristo sul peccato e sulla morte,
infatti, ispira la Supplica alla Regina delle vittorie, sua e nostra madre. Nella Vergine Maria la
storia si illumina dell’aurora pasquale, verso la quale ogni domenica ci orienta. Rendiamo
grazie, dunque, perché partecipiamo al trionfo della vita e siamo chiamati a servire la vita, in
un mondo segnato purtroppo da molteplici ingiustizie e conflitti.
Il nostro rendimento di grazie, poi, oggi è motivato da una speciale memoria di San
Francesco d’Assisi. Ieri sera ricorrevano gli ottocento anni dalla sua morte e il 4 ottobre è il
giorno della sua festa liturgica. La sua figura ispira fino a oggi molti giovani a osare la
radicalità evangelica e tutti noi a riscoprire la bellezza esigente della vita cristiana. Qui, a
Pompei, San Bartolo Longo, di cui ricorre domani il centenario della sua nascita in Cielo, ha
osato, a sua volta, il cammino della santità: lo ha fatto da semplice battezzato, richiamando
un’intera città al rinnovamento spirituale e civile che può sgorgare per tutti dall’incontro con
Cristo e dalla devozione alla Beata Vergine Maria. È nata così la nuova Città di Pompei, di cui
San Bartolo è stato di recente dichiarato Patrono.
Carissimi, per queste ragioni sono felice di celebrare con voi e per voi questa Santa
Eucaristia e ringrazio Sua Eccellenza Mons. Tommaso Caputo per l’invito, che credo rivolto a
me affinché voi sentiate ancora la vicinanza del Papa, prolungando idealmente la sua visita
dell’8 maggio scorso. Con lui saluto tutte le autorità civili e militari, tutte le componenti del
Santuario: sacerdoti, religiosi e religiose, laici. Come ricorderete, il Santo Padre quel giorno
vi disse: «Centocinquant’anni fa, ponendo la prima pietra di questo Santuario, nel luogo in cui
l’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo, aveva sepolto sotto la cenere i segni di una grande
civiltà proteggendoli per secoli, San Bartolo Longo, insieme alla moglie, contessa Marianna
Farnararo De Fusco, gettava le basi non solo di un tempio, ma di un’intera città mariana». In
queste parole del Papa si intrecciano una memoria del passato e una responsabilità per il
futuro. La memoria della tragedia di quasi duemila anni fa contiene il paradosso per cui
Pompei è studiata e conosciuta nel mondo: la calamità annientò quella città, ma finì col
proteggere le tracce di una grande civiltà. La storia, così, si è lasciata scorgere e ci invita a
pensare. D’altra parte, davanti alle sfide della modernità, a cavallo tra XIX e XX secolo, San
Bartolo non si lasciò intimorire guardando al presente e al futuro, ma, come dice Papa Leone,
gettò le basi di una nuova città e, potremmo dire, di una nuova civiltà.
Nel definirla “città mariana” non siamo lontani dall’invito a costruire la “civiltà
dell’amore”, che attraversa da cima a fondo l’Enciclica Magnifica humanitas, con la quale il
Santo Padre sollecita uomini e donne di buona volontà a custodire la persona umana nel
tempo dell’intelligenza artificiale. “Mariana”, infatti, è una città che accoglie, onora e
custodisce la vita, specialmente quando è più fragile e indifesa. In particolare, il Santo Rosario ci fa ripercorrere le tappe fondamentali del rapporto tra la Madre e il Figlio:
pregandolo si intrecciano in noi la contemplazione e l’intercessione, ossia meditiamo
l’apparire in Cristo di una “magnifica umanità” e portiamo a Dio le realtà di oggi,
specialmente le più tribolate, perché vinca la vita, avanzi la pace, prevalga la giustizia. Così,
cari fratelli e sorelle, a partire dalla preghiera si gettano le basi di un’intera città, di una nuova
civiltà.
La parabola evangelica proclamata oggi nella liturgia (cfr Mt 21,33-43) ci rammenta,
però, che il bene trova opposizione: sì, persino il Regno di Dio subisce violenza (cfr Mt
11,12), se è vero che quella vigna in cui gli operai diventano omicidi rappresenta il campo di
Dio, la sua storia con noi. Anche oggi il Regno di Dio, la civiltà dell’amore, subisce violenza.
Già il profeta Isaia – lo abbiamo ascoltato nella prima Lettura – aveva descritto la cura con cui
il Signore si dedica alla sua terra: «Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non
abbia fatto?» (Is 5,4). Come somigliano queste divine parole a quelle di tanti genitori che
hanno l’impressione di un fallimento davanti alle scelte e alle cadute dei propri figli! Come
somigliano al dolore di chi ha visto finire un matrimonio, o fallire un progetto in cui aveva
messo energia e passione! Come esprimono bene le fatiche pastorali dei sacerdoti, di religiose
e religiosi, delle nostre comunità; ma anche le fatiche degli amministratori onesti, di educatori
e insegnanti, di imprenditori e dipendenti che si domandano: “Che cosa dovevo fare di più?”.
Il Santo Padre, alcuni giorni fa, parlando all’Assemblea della Diocesi di Roma, ha
invitato a prendere sul serio queste e altre domande e a metterle in comune, per imparare a
fare verità. Chi ha il dono della fede non nasconde gli interrogativi e nemmeno le sconfitte
sotto il tappeto, ma continua a cercare e a sperare. Dio comprende le nostre domande e a volte
– lo vediamo nella Bibbia – le pone a sé stesso, con noi e per noi. È vero, esiste, come nella
parabola, chi si organizza per fare il male, chi agisce con prepotenza e sceglie la via
distruttiva della prevaricazione. Anche questa vostra terra, pur ricca di straordinaria bellezza,
porta il peso di ferite talvolta profonde, oltre che di fatiche quotidiane, alimentate spesso
dall’indifferenza e dal rischio della rassegnazione. Se tutto questo è vero, è vero anche che
Dio non si rassegna! La Buona Notizia è che, persino dopo avere visto rifiutato e ucciso il
proprio Figlio, Dio non si rassegna e continua ad amare la sua vigna, la libera dal male, la
salva nel perdono.
Alziamo, dunque, lo sguardo, cari fratelli e sorelle! La Vergine Maria ci inviata ad
alzare lo sguardo. Non per presunzione, ma per vocazione a guardare oltre la morte. Chi si
avvicina a questo imponente Santuario, in effetti, è portato ad alzare lo sguardo, a guardare
oltre il peccato e la morte. E, quando lo fa, incontra quella sola parola – Pax – ai piedi della
statua della Beata Vergine del Rosario. San Bartolo Longo volle la facciata di questo tempio,
infatti, come un monumento alla Pace Universale. A quel tempo, il mondo ancora non sapeva
di andare incontro a due Guerre Mondiali, alle indicibili tragedie e ai crimini contro l’umanità
che hanno sconvolto il XX e l’avvio di questo XXI secolo; ma quella parola – Pace – è stata
posta e rimane come promessa e inizio di un’altra civiltà, che non cancella le tracce del
passato, ma davanti ad esse trova il coraggio della conversione. Sì, carissimi, a partire dalla
Pasqua di Cristo, che oggi e ogni domenica celebriamo, la pace è dono del Risorto che si
accoglie nella conversione.
Fra poco, le accorate invocazioni della Supplica dichiareranno la nostra disponibilità
personale e di popolo al pentimento, primo passo per accogliere le grazie che attendiamo. Lo
vediamo nella vita di San Francesco di Assisi e in quella di San Bartolo Longo: a un certo
punto c’è bisogno di una svolta, perché occorre cominciare sempre da sé stessi affinché cambi
il mondo. Forse proprio oggi a qualcuno di noi la Madonna rivolge il suo sguardo e dice:
coraggio, puoi cambiare! È un principio di responsabilità che corrisponde alla grazia di Dio,
la riconosce e desidera servirla. Senza questa serietà – una gioiosa serietà – la nostra
devozione rischia di perdere la sua verità evangelica.

Tra le invocazioni della Supplica, con le parole di San Bartolo Longo chiederemo la
“pace per la umana società”. Vorrei ricordare – a questo proposito – l’invito che il Santo Padre
ha rivolto a tutta la Chiesa durante il recente Viaggio Apostolico in Francia: al termine della
Santa Messa al Santuario di Nostra Signora di Lourdes, Papa Leone XIV ha esortato tutti i
fedeli a pregare il Santo Rosario, con la particolare intenzione, in questo mese di ottobre, che
cessino le guerre e si faccia pace tra i popoli in conflitto.
Possa dunque questa domenica, con la grazia che scaturisce dal Mistero eucaristico,
confermare i vostri propositi di bene, unire tutti voi in un cuore solo e un’anima sola, affinché
Pompei, città di Maria, continui ad essere centro spirituale della civiltà dell’amore.

Saluto dell’Arcivescovo di Pompei, Monsignor Tommaso Caputo,

a S.E. Mons. Paolo Rudelli, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato

Eccellenza Reverendissima, benvenuto a Pompei!
È una gioia accoglierLa nella Casa di Maria ed esprimerLe gratitudine per aver accettato
di presiedere questa solenne liturgia della prima domenica di ottobre, alla vigilia del centenario
della morte del Fondatore, San Bartolo Longo, appena proclamato Patrono della Città di
Pompei.
Assieme alle distinte autorità civili e militari, guidate dal Prefetto e dal Sindaco, sono
presenti confratelli nell’episcopato, il clero pompeiano, numerosi pellegrini, venuti anche
dall’estero, rappresentanti delle parrocchie, delle associazioni, dei movimenti ecclesiali. Un
posto speciale occupano poi gli ospiti e i responsabili delle Opere caritative del Santuario, da
Lei visitate ieri pomeriggio, in particolare le Suore Domenicane Figlie del Santo Rosario di
Pompei, che svolgono un prezioso ministero a servizio del Santuario e delle Opere, insieme ai
Fratelli delle Scuole Cristiane, a diverse famiglie e a tanti volontari. Innumerevoli sono anche i
fedeli che ci seguono attraverso i media.
Il Suo è un felice ritorno a Pompei, dopo diciannove anni. Aveva già prestato servizio
nelle Nunziature in Ecuador e in Polonia, quando il 7 ottobre 2007 accompagnò per questa
stessa celebrazione l’allora Sostituto della Segreteria di Stato, Mons. Fernando Filoni, di cui era
stretto collaboratore. Ella ha poi proseguito il servizio alla Chiesa in Vaticano, quindi come
Osservatore Permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa e, dal 2019, come
Nunzio Apostolico in Zimbabwe e, successivamente, in Colombia, prima di essere chiamato
nel marzo di quest’anno all’alto incarico di Sostituto della Segreteria di Stato.
Nel nostro Santuario vi è una presenza viva di un noto artista della sua terra bergamasca.
Custodiamo cinque preziosi dipinti realizzati tra il 1889 e il 1895 dal Maestro Ponziano
Loverini, opere che hanno aiutato e aiutano innumerevoli pellegrini a pregare e a seguire le vie
di santità di San Giuseppe, dell’Arcangelo Michele, di San Francesco, di San Domenico e di
San Vincenzo Ferrer.
Alla fine della celebrazione, Vostra Eccellenza ci guiderà nella preghiera della Supplica,
composta nel 1883 da San Bartolo Longo. È il canto degli umili, di chi è consapevole che ogni
cosa, tutta la vita, è nelle mani di Dio, misericordia infinita che ascolta, senza mai stancarsi, il
grido dell’uomo.
Cinque mesi fa, l’8 maggio, nel primo anniversario dell’elezione, avvenuta proprio nella
giornata della Supplica, Papa Leone ha “desiderato venire” a Pompei, per porre il suo servizio
sotto la protezione della Vergine Santa. Nell’omelia ha ricordato che centocinquant’anni fa,
ponendo la prima pietra di questo Santuario… San Bartolo Longo, insieme alla moglie
contessa Marianna Farnararo De Fusco, gettava le basi non solo di un tempio, ma di una
intera città mariana.
Il Papa ci ha confermato nella missione e ci ha riconsegnato il programma di vita in
questa terra benedetta. «Qui il “Tempio della Carità” e il “Tempio della Fede” si sostengono a
vicenda… Alla base di tutto… c’è la preghiera e in particolare il Santo Rosario. Posto
simbolicamente a fondamento del Santuario e della città, esso è il motore nascosto che rende
possibile tutto il resto. Sia questo il vostro programma di vita: essere uomini e donne di
preghiera, per riflettere, come specchi tersi e umili, la luce che viene da Dio”.
Lei, che è uno dei Suoi più stretti collaboratori, assicuri Papa Leone che desideriamo
fortemente seguire le Sue parole: le sentiamo nel profondo come un autentico mandato.
In questo giorno solennissimo, la felice coincidenza della festa di San Francesco,
nell’800° anniversario della morte, mette in luce anche il forte legame tra il Fondatore di
Pompei e il Poverello di Assisi. Il mio amato predecessore, il Venerabile Francesco Saverio
Toppi, religioso francescano, così scriveva nel 1992: «Bartolo Longo additava in Francesco la
figura della Carità, della fratellanza universale e della pace. Quanto si proponeva con le
Opere caritative, era un ideale che gli veniva ispirato in modo particolare dalla spiritualità
francescana».
Durante la celebrazione non mancheremo di pregare per Lei, Eccellenza carissima, che
proprio oggi ricorda il settimo anniversario di Ordinazione Episcopale. Porteremo all’altare le
Sue intenzioni, il Suo delicato ministero e la Sua alta missione in favore della Chiesa
Universale.
Le stiano accanto, con la loro intercessione, la Vergine Maria e San Bartolo Longo!
Benvenuto e auguri, Eccellenza!