
Alfredo Calvanese
Eboli (SA) – È morto a 31 anni Varenne, il leggendario “Capitano” del trotto. Se ne va un campione, ma soprattutto un simbolo dello sport italiano che aveva saputo trasformare una corsa di cavalli in una storia capace di appassionare un intero Paese.
Questa volta non c’è stato un traguardo da tagliare, né una pista da dominare. Nella notte tra il 17 e il 18 agosto, Varenne si è spento nell’allevamento LJ di Eboli, nel Salernitano, dove aveva trascorso gli ultimi anni della sua straordinaria esistenza. Il veterinario ha accertato un improvviso attacco cardiaco.
Aveva compiuto 31 anni lo scorso maggio. Un’età importante per un cavallo, ma forse troppo breve per chi, come Varenne, sembrava destinato a diventare immortale.
Nato a Copparo, in provincia di Ferrara, il 19 maggio 1995, Varenne entrò nella storia dell’ippica mondiale con una facilità quasi disarmante. Tra il 1998 e il 2002 disputò 73 corse, vincendone 62, e conquistò oltre sei milioni di euro in premi. Numeri impressionanti, che spiegano soltanto in parte la grandezza del campione.
Il suo nome è legato a imprese memorabili e a vittorie che hanno segnato un’epoca. Con Giampaolo Minnucci alle redini, il “Capitano” seppe imporsi sulle piste più prestigiose, diventando l’unico cavallo ad essere proclamato Horse of the Year in Italia, Francia e Stati Uniti. Nel 2010 entrò anche nella prestigiosa U.S. Harness Racing Hall of Fame.
Il suo nome è legato a imprese memorabili e a vittorie che hanno segnato un’epoca. Con Giampaolo Minnucci alle redini, il “Capitano” seppe imporsi sulle piste più prestigiose, trionfando anche all’ippodromo di Agnano nel Gran Premio Lotteria, una delle corse simbolo del trotto europeo, vinta per tre edizioni consecutive (2000, 2001 e 2002). Un dominio che si aggiunge ai successi sui più importanti scenari internazionali, rendendolo l’unico cavallo ad essere proclamato Horse of the Year in Italia, Francia e Stati Uniti. Nel 2010 entrò anche nella prestigiosa U.S. Harness Racing Hall of Fame.
Ma Varenne non fu soltanto un cavallo vincente.
Fu un fenomeno popolare.
La sua eleganza, la sua intelligenza, quella capacità quasi umana di stare davanti al pubblico fecero nascere un rapporto particolare tra il campione e i suoi ammiratori. Le sue vittorie divennero appuntamenti televisivi, le sue imprese argomento di conversazione, il suo nome entrò nella memoria collettiva di un’Italia che imparò ad attendere quel cavallo dal mantello baio e dalla falcata inconfondibile.
Per questo il soprannome “Il Capitano” non fu soltanto un appellativo. Racchiudeva il sentimento di chi lo vedeva guidare il gruppo, prendere la testa della corsa e imporre il proprio ritmo fino al traguardo.
E Varenne sapeva anche sorprendere lontano dalla pista. Celebre rimase l’inchino che dedicò al pubblico durante una manifestazione a San Siro: un gesto che contribuì ad alimentare quella leggenda secondo la quale, dietro il grande atleta, ci fosse qualcosa di più difficile da spiegare con i soli numeri.
Dopo il ritiro dalle corse, nel 2002, Varenne iniziò una seconda vita come stallone. Anche in questo campo lasciò un’eredità straordinaria, con oltre duemila figli.
E proprio l’Italia meridionale è diventata la sua ultima casa.
A Eboli, nel cuore della provincia di Salerno, il campione ha trascorso gli anni della pensione, circondato dalle attenzioni di chi ha continuato a considerarlo non semplicemente un animale da allevamento, ma una vera leggenda vivente.
Ora quella leggenda si è fermata.
Varenne non correrà più.
Non sentiremo più il rumore degli zoccoli accompagnare la sua rimonta, non ci sarà più quella tensione degli ultimi metri, quando il “Capitano” sembrava trovare dentro di sé una forza ulteriore per andare incontro al traguardo.
Ma ci sono campioni che non smettono di correre quando abbandonano la pista.
Continuano a correre nella memoria di chi li ha applauditi.
Varenne appartiene ormai a quella ristretta schiera di protagonisti dello sport che hanno superato i confini della propria disciplina. Non è stato soltanto il grande trottatore italiano. È stato un pezzo della storia dell’ippica, un ambasciatore dello sport italiano e un simbolo di eleganza, forza e talento.
Oggi il mondo del trotto è in lutto.
E forse, idealmente, sulle piste di tutto il mondo c’è un ultimo traguardo che attende il suo campione.
Quello che Varenne non dovrà mai più tagliare.
Perché il Capitano, questa volta, è arrivato alla fine della sua corsa. Ma la sua leggenda non avrà mai un traguardo.






