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Migranti: Sánchez, El Cid e Sancho Panza

di Vincenzo D’Anna

Rodrigo Díaz de Vivar (1043-1099) fu un valoroso condottiero passato alla storia per aver contribuito alla Reconquista della penisola iberica, occupata dagli eserciti arabo-berberi agli inizi dell’VIII secolo. Combatté dapprima al servizio di Sancho II di Castiglia e, dopo la morte di quest’ultimo, anche di Alfonso VI. Rodrigo Díaz divenne una figura mitica, circondata dall’aura del guerriero imbattibile, ed entrò nella storia di Spagna con il nome di El Cid Campeador: “Cid”, dall’arabo sīd, significa “signore”, mentre “Campeador” equivale a “campione”, “valoroso combattente”. L’esatto contrario di Sancho Panza, personaggio inventato dalla penna di Miguel de Cervantes, fedele scudiero di Don Chisciotte della Mancia, protagonista dell’omonimo romanzo. Nell’immaginario collettivo Don Chisciotte è ricordato soprattutto per la celebre battaglia contro i mulini a vento, mentre Sancho Panza lo accompagna con umiltà e lealtà in tutte le sue visionarie avventure. Da una parte El Cid, personaggio storico che ha scritto pagine epiche della storia iberica; dall’altra Sancho Panza, protagonista di uno dei più grandi romanzi della letteratura mondiale, ancora oggi ricordato per la sua bonomia, la modestia e la fedeltà al suo signore. Due figure antitetiche, entrambe care al popolo spagnolo, che oggi ha come capo del Governo il socialista Pedro Sánchez, la cui politica si ispira alle caratteristiche proprie di quella tradizione ideologico-culturale. Tuttavia Sánchez gode di maggiore popolarità dalle nostre parti, in quel “campo largo” ove permane l’antica propensione a cercare all’estero personaggi da assumere a icone e modelli d’ispirazione. In Spagna, però, le cose sono meno iconiche, essendo il Psoe al centro di una fase di forte tensione a causa di diverse inchieste giudiziarie, alcune delle quali coinvolgono collaboratori e familiari vicini all’esecutivo, con numerosi indagati e posizioni al vaglio della magistratura. A cominciare dalla moglie e dal fratello del premier, fino a lambire anche l’ex presidente del Governo José Luis Rodríguez Zapatero, che pure qualche anno fa rappresentò, anch’egli, un punto di riferimento per la sinistra italiana. Un quadro che ne ha inevitabilmente offuscato l’immagine e che, se si fosse verificato nel Belpaese, avrebbe suscitato un’ira di Dio e richieste di dimissioni da parte delle solite oche Campidoglio. Eppure, essendo su quel versante politico frequente l’esercizio della doppia morale, la trimurti Schlein, Conte e Fratoianni (più Bonelli) minimizza e ignora la questione morale che ha investito il Governo e il premier spagnolo. Quest’ultimo si è distinto anche per alcuni comportamenti contraddittori in politica estera: dal sostegno senza riserve alla causa palestinese alla contrapposizione con Donald Trump, salvo poi inviare anch’egli una nave da guerra a protezione di Cipro dai missili balistici lanciati dall’Iran. Ha inoltre promosso una sanatoria per oltre seicentomila immigrati irregolari, mentre altri quattrocentomila attendono un analogo provvedimento che conceda loro la residenza in Spagna, trasformando così circa un milione di immigrati irregolari in residenti con diritto alla libera circolazione nello spazio Schengen. Un aspetto che molti commentatori politici hanno sottovalutato e che la sinistra italiana ha addirittura ignorato. Insomma, si è discusso molto del dito, cioè dell’invasione di Ceuta da parte di migliaia di migranti marocchini, e poco della luna: quasi un milione di nuovi residenti spagnoli potenzialmente liberi di circolare in tutta Europa. Che quanto avvenuto a Ceuta sia stato favorito da una momentanea “distrazione”, non si sa quanto voluta, ai controlli da parte del Marocco, risolta in poche ore con il rimpatrio immediato della gran parte dei migranti, è una tesi sostenuta da diversi osservatori. Insomma, come Omero, anche Sánchez talvolta si addormenta alla frontiera, per poi risvegliarsi con il problema già risolto e raccogliere gli applausi di una parte della sinistra italiana. Sia come sia, il discorso va oltre le piccole furbizie e coinvolge l’intera Europa, che un domani potrebbe ritrovarsi interessata dagli effetti di queste politiche migratorie. Che Giorgia Meloni abbia ripristinato temporaneamente i controlli alle frontiere interne previsti dal Codice Schengen va a suo onore, perché ha guardato alla luna e non al dito. Che, in questa circostanza, Pedro Sánchez sia apparso più Sancho Panza a cavallo dell’asino che El Cid Campeador mentre brandisce la spada sul suo destriero, è più che evidente.

*già parlamentare