
Gesualdo (AV)
Barbara Ciarcia
«Offro la mia casa agli amici disabili napoletani e puteolani che hanno subito danni in seguito al terremoto dell’altra sera ». E’ l’appello di Giuseppe De Prisco, tetraplegico cinquantenne di Gesualdo, che senza pensarci su due volte ha aperto le porte del suo cuore e della sua abitazione a chi vive su una sedia a rotelle, e convive pure con l’incubo di nuove scosse. « Non esitate a contattarmi – dice Giuseppe, ex carabiniere rimasto paralizzato più di venti anni fa in seguito a un grave sinistro stradale avvenuto a pochissimi metri da casa, da tempo in prima linea in difesa dei diritti dei disabili contro ogni barriera architettonica e sociale -. Fate il passaparola. So benissimo cosa significa muoversi su una carrozzella e temere per la propria incolumità quando tutto attorno a te trema, e tu, purtroppo, non hai scampo o la possibilità di scappare con le tue gambe o le vie di fuga non sono proprio accessibili al tuo stato di grave disagio motorio ». Era un bambino quando una scossa di 6.9 della scala Richter rase al suolo numerosi antichi borghi irpini e lucani. Sotto quelle macerie perirono più di tremila persone. Giuseppe ricorda vagamente quella catastrofe naturale, ma non ha affatto dimenticato la solidarietà seguita a quell’evento epocale. Sulla scorta di quell’esempio ha deciso di mettere a disposizione la sua casa di via Gelso, alle porte di Gesualdo, a chi è toccata la sua stessa sorte di terremotato prima e paralitico dopo. «Qui almeno stanno al sicuro – sostiene sempre Giuseppe rimasto orfano già da qualche anno -. E poi ho un appartamento dotato di ogni comfort adatto al caso. E soprattutto, non ci sono barriere architettoniche. Solitamente sono io a lanciare appelli sui social perché cerco disperatamente qualche persona di buona volontà che mi aiuti almeno nelle faccende domestiche quotidiane. Stavolta, invece, ho fatto un appello al contrario: dò io la disponibilità ad aiutare chi sta vivendo questa tragica esperienza del terremoto e ha paura a ritornare a casa. Una reazione comprensibile se si è disabili e si sta pure in un condominio ». Da anni Giuseppe De Prisco sperimenta sulla propria pelle l’indifferenza di molti verso la sua condizione, ma nonostante tutto continua ad avere fiducia verso il genere umano. L’egoismo non è un vizio che gli appartiene. Ma pure l’eroismo è un atteggiamento che gli sta stretto, e lo scansa. « Ho seguito istinto e cuore – afferma Giuseppe -. Non voglio assolutamente lodi o medaglie per questo. Credo di aver fatto solamente un’azione dettata dal senso di umanità che dovremmo ancora avere e conservare come specie, invece. In giro c’è troppo cannibalismo, troppa rabbia che sfocia poi in episodi di violenza ». Giuseppe non volendo ha dato una straordinaria lezione di solidarietà, e una spallata alle barricate mentali e sociali che ha imparato a conoscere a sue spese. Lui che per necessità pratiche chiede aiuto e non lo riceve alla fine ha spiazzato le anime belle con un gesto schietto ma encomiabile: dare ospitalità nel momento del bisogno. E non lo ha fatto per guadagnare notorietà, non ne ha bisogno, ma solo perché crede ancora in quei valori primitivi alla base di ogni comunità, a partire dalla solidarietà che fa rima con umanità, un sentimento sconosciuto ai più, sempre meno praticato ma tanto invocato quando avvengono le sciagure.
« Comprendo le difficoltà attuali – ribadisce infine Giuseppe De Prisco -, e tutti i malesseri di questa società; a maggior ragione dobbiamo tirare fuori la parte migliore di noi quando gli altri sono in pericolo. E chi come noi irpini ha già fatto l’esperienza traumatica del terremoto può comprendere, e ancor più ha il dovere di aiutare soprattutto chi ha avuto pure la sfortuna di scontare una disabilità. La mia casa è aperta ».






