
Pratola Serra (AV)
Barbara Ciarcia
L’ultimo riconoscimento, il premio del pubblico, lo ha ricevuto nove mesi fa, a Cagliari, nell’ambito della mostra di arte digitale ‘Scatti di viaggio – Memorie del Mediterraneo’ col documentario ‘Regina Viarum’ che ricostruisce il ruolo del suo paese d’origine, Pratola Serra, come punto strategico lungo l’antica bisettrice romana. La kermesse si è tenuta presso la Sala Tecnologica della Manifattura Tabacchi del capoluogo sardo. Vincenza Gervasi, in arte Zena, giovanissima regista e documentarista originaria della cittadina dei motori dove vive la sua famiglia e dove ritorna sempre molto volentieri, si sta facendo sempre più strada, grazie a un talento e una sensibilità fuori dal comune, in un segmento artistico decisamente particolare, e poco aperto all’universo femminile, quello della regia. Tra utenza fisica e digitale sono state 1225 persone a prendere parte alla votazione che ha decretato l’affermazione di due soli artisti vincitori. Uno dei due era appunto la ventitreenne irpina ( li compirà il prossimo 24 settembre ). La Gervasi si è fatta conoscere, e subito apprezzare, come documentarista della ‘restanza’, e regista del silenzio. Ha l’abilità di far parlare i luoghi. Pratolana verace costretta come tanti suoi coetanei irpini e meridionali a emigrare per poter inseguire e realizzare le proprie legittime aspirazioni professionali, è autrice, insieme al collega Gabriele Greco, di un viaggio, emozionante, da Milano a Gallicianò, borgo sperduto nel cuore della Calabria antica. E’ l’area Grecanica dove si parla ancora oggi il greco antico. E’ la Magna Grecia, la terra del ‘nostos’, del ritorno epico, omerico. Luogo remoto e silenzioso che resiste allo spopolamento e allo smarrimento attuale. Simbolo iconico di resilienza e ostinazione a restare. Vincenza Gervasi, non a caso, ha battezzato Nostos il documentario realizzato con Gabriele Greco ascoltando direttamente le voci di chi non è andato via, e di chi, negli anni, è ritornato per ritrovare le proprie origini e riannodare i fili della memoria e saldare i conti col passato che non passa e tormenta il presente. La giovanissima documentarista di Pratola Serra ha così filmato, sul campo, il concetto di ‘restanza’, ideato dal sociologo, calabrese fino al midollo, Vito Teti, attraverso immagini e racconti di un luogo fuori dal tempo che, pur nella sua solitudine, porta con sé una forza straordinaria, quella della resistenza in una terra aspra e poco generosa. « Qui la restanza è davvero potente – ha spiegato Vincenza Gervasi -. La vivi, la respiri, la tocchi con mano. La vedi negli sguardi fieri degli anziani, di chi ha scelto, nonostante tutto, di vivere qui, e non altrove ». Prodotto dalla ABBO Production , e nato nell’ambito di un progetto dello IED di Milano, Nostos esplora la Calabria profonda dall’anima Grecanica, un’area che, sebbene segnata dallo spopolamento progressivo e ineluttabile, continua a mantenere vive le sue tradizioni millenarie linguistiche e culturali. Si resiste ai cambiamenti, si sopravvive agli eventi. Ci si adatta per non scomparire definitivamente. E’ il senso che pervade il documentario della Gervasi e di Greco. E’ la storia contemporanea di un piccolo borgo antico, Gallicianò, conosciuto come l’Acropoli della Magna Grecia, frazione di Condofuri, situata nel cuore della Vallata della Amendolea e del Parco Nazionale dell’Aspromonte. In greco antico, Gaddicianò, borghetto che conta appena sessanta anime pur vantando una storia antichissima che risale all’età neolitica. Il toponimo tardo bizantino, Galikianon, potrebbe derivare, come ha raccontato anche Vincenza Gervasi, da una famiglia gentilizia romana, Gallicius che aveva dei possedimenti terrieri in quell’area. Un violento terremoto, nel 1783, danneggiò gravemente l’abitato, e nel tempo lo svuotò.







