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Bova “Il Parlamento ha il dovere di legiferare sul fine vita”

Dallo scorso luglio, anche l’Emilia-Romagna si è dotata di una legge per la disciplina del suicidio medicalmente assistito. Sale quindi a tre, con Toscana e Sardegna, il numero delle Regioni italiane che, in assenza di una legge nazionale, hanno legiferato per colmare il vuoto normativo, messo in evidenza anche dalla Corte Costituzionale chiamata ad intervenire più volte sulla questione. 

Sul «rincorrersi fra Regioni come per tentare di vincere un premio agli occhi di coloro che spingono per l’autodeterminazione ad oltranza», è intervenuto nei giorni scorsi, attraverso un comunicato, il presidente del Forum delle associazioni sociosanitarie, Aldo Bova, primario emerito di Ortopedia e Traumatologia dell’Ospedale San Gennaro di Napoli. 

Presidente, il vostro comunicato da subito sottolinea la necessità di una legge nazionale «che tenga presente che la vita è un dono, che ha valore e va rispettato e tutelato sempre».  

Dinanzi a questo ridicolo Far-west fra le Regioni per dimostrare che si legifera sul tema, anche se a sproposito, ritengo che il Parlamento abbia il dovere di legiferare con una legge sul Fine Vita che abbia un’ampia condivisione nelle aule parlamentari e che abbia presente il sentire del popolo. Ma, credo che, avendo le leggi anche una indubbia funzione educativa, la legge sul fine vita abbia il dovere di segnalare innanzitutto il valore altissimo ed inviolabile intrinseco della vita, che conserva la sua dignità sempre, anche e specialmente nelle condizioni e nei momenti di grande fragilità. D’altra parte, è definito sotto il profilo antropologico che una comunità, un popolo, si può definire civile solo se ha a cuore e si interessa con competenza, disponibilità ed amore dei fragili, dei deboli, degli ammalati. Diversamente un popolo è incivile. 

La difficoltà del Parlamento a legiferare sul “fine vita” è un derogare dello Stato al dovere di “tutelare la vita”? 

Il problema è che la maggioranza parlamentare è molto tesa a procurarsi consensi con decisioni che non riguardano le esigenze esistenziali dei cittadini. La cura della salute ha tante defaillances. Basta pensare alle lunghissime liste d’attesa, alla mancanza di medici, alla mancanza di infermieri, alla ridotta disponibilità di personale. Basta pensare alle innumerevoli case di Comunità costruite con i fondi del PNNR e che non hanno personale pronto e disponibile. Si pensa molto a riservare fondi e tempi di studio per la difesa militare e non si aumentano i fondi e le disponibilità per la cura della salute. In questo quadro ed in questo clima viene anche il non dedicarsi con attenzione, con determinazione e lungimiranza alla definizione di una legge sul Fine Vita. 

Con la vostra nota avete anche sottolineato che si fa poco, a livello regionale, per non lasciare sole le persone fragili e i loro familiari. Sarebbe questo il fronte sul quale, invece, la politica dovrebbe impegnarsi. 

Si nota che nella popolazione ci sono tante difficoltà psicosociorelazionali. In Italia ci sono 16 milioni di persone con sofferenze psichiatriche, andando dalla lieve ansia a patologie molto serie. Ci sono tante situazioni, specialmente nel territorio, di marginalità e di emarginazione: soggetti fragili, deboli, anziani soli, anziani con problemi motori, relazionali. Persone che soffrono di solitudine e di abbandono con tante conseguenze anche nel modo di approcciarsi e di guardare al Fine Vita, che da parte di qualcuno può essere desiderato anche per le condizioni proprio di solitudine e di abbandono. Dinanzi a queste situazioni ritengo che le istituzioni Regione, Comuni, Asl, insieme a parrocchie, associazioni locali di volontariato debbano in unirsi in rete, attivarsi e completarsi, per essere vicini a questo tipo di cittadini ed aiutarli con assistenza psicosociale e assistenza curativa. E lì, dove necessario, bisogna agire per attivare l’assistenza domiciliare, anche con cure palliative. 

Presidente, l’intervento del Forum arriva anche per sostenere l’invito della Conferenza episcopale campana al Consiglio regionale campano a favorire un dialogo ampio e approfondito sulla legge per il suicidio medicalmente assistito. Nel documento ricordate che «è importantissimo fornire alla popolazione campana un numero sufficiente di hospice sul territorio, un numero sufficiente di Centri dove praticare la terapia del sollievo dal dolore e che sia dovunque assicurata la terapia domiciliare per casi di neoplasia, avendo sempre ben presente il supporto da fornire alle famiglie». Mettete quindi in primo piano l’ “alleanza terapeutica” che pure la Corte Costituzionale richiama nella sentenza 148 del 2026. 

Credo che vada promossa, tonificata e tutelata la cultura della alleanza terapeutica e della umanizzazione della medicina che non è un semplice essere buoni ed affettuosi da parte dei medici nei confronti dei pazienti. Umanizzazione della medicina significa: preparazione e competenza da parte dei medici e dello  staff curante; ascolto ed allenamento all’ascolto  da  parte dei medici, ma  anche  da  parte di tutti  coloro che entrano in relazione con i pazienti ed i parenti dei pazienti; dotazione  tecnica strumentale  per trattare al meglio le malattie e  gli ammalati; umanità e calore  degli ambienti  di accoglienza e di ricovero; educazione  all’ascolto  ed al servizio  di tutte le  persone  che  costituiscono la  struttura  relazionale, di informazione, di chiarimenti di accoglienza della compagine e dell’ambiente curante. Alleanza terapeutica significa curare avendo un buon rapporto con paziente e famiglia nel pieno rispetto reciproco e innanzitutto agendo con amore. 

Noi, come Forum, insistiamo molto affinché sul territorio nazionale e, per ciò che ci riguarda più da vicino, in Campania (dato che parliamo di Regione Campania) ci siano a sufficienza ben distribuiti i centri di cure palliative con cultura moderna ed all’avanguardia, che significa non curare solo la persona che va verso il Fine Vita, ma prendere in cura subito i soggetti che per patologie neoplastiche o degenerative o di altro genere cominciano ad avere sofferenze e dolori consistenti. Bisogna sviluppare molto sotto il profilo culturale la formazione per effettuare le cure palliative e bisogna organizzare al meglio le cure ed i trattamenti domiciliari. Ma innanzitutto bisogna lavorare per far sviluppare il criterio di impegno con lo spirito del prendersi cura, qualunque sia il ruolo che si svolga. È questa la forma mentis o, direi, forma cordis, in senso metaforico per tendere alla costruzione di una comunità che cura al meglio i sofferenti. 

La Corte Costituzionale con sentenza 148/2026 ha definito che le leggi regionali sul suicidio medicalmente assistito non sono suppletive di una legge statale. Alla luce di questa decisione definitiva e chiara, le Regioni, anziché insistere con definizioni terminologiche legislative territoriali, hanno il dovere di approntare fondi, attrezzature e personale qualificato per rendere diffuse ed efficaci le cure palliative e le terapie del sollievo dal dolore in hospice e sul territorio.