
Il Mario Puzo Film Festival/Corto e a capo torna, alla sua dodicesima edizione, a illuminare le piazze di Irpinia e Sannio, trasformando il cinema in un presidio culturale contro lo spopolamento dell’entroterra campano. Dal 19 al 24 agosto 2026, tra proiezioni diffuse in centri come Tufo, Venticano, San Martino Sannita, San Giorgio del Sannio e Montefusco, e laboratori partecipati con le comunità locali, il festival tocca il suo apice il 23 agosto a San Giorgio del Sannio, con l’incontro-masterclass dedicato a Riccardo Scamarcio, tra i protagonisti più internazionali del cinema italiano contemporaneo, e prosegue il 24 agosto a Montefusco con la serata conclusiva e la premiazione.
Achille Mottola
Quando il cinema sceglie di posare la propria luce lontano dai riflettori delle grandi metropoli, i volti e le storie acquistano una gravità nuova, quasi rituale. È questo lo spirito che anima la dodicesima edizione di Corto e a capo/Mario Puzo Film Festival (MAPUFF), rassegna che dal 19 al 24 agosto 2026 attraversa diversi centri dell’Irpinia e del Sannio – tra cui Tufo, Venticano, San Martino Sannita, San Giorgio del Sannio e Montefusco – trasformando aie, vicoli e piazze di pietra in luoghi d’incontro e di visione condivisa. Il festival, come ricordano gli organizzatori, nasce dodici anni fa con una missione precisa: portare il cinema dove solitamente non è di casa, trasformandolo in strumento di riflessione, riscatto e inversione di rotta per le aree interne.
Sul piano socio-antropologico, il festival non è un evento importato dall’alto, ma un processo che nasce dal basso: costituitosi come laboratorio collettivo, ha costruito negli anni un radicamento che gli consente di funzionare da vero e proprio dispositivo di coesione comunitaria, riannodando legami sociali attraverso il linguaggio delle immagini. In questo senso il cinema agisce come pratica antropologica prima ancora che artistica: restituisce voce a geografie marginali, capovolge la retorica dello spopolamento come destino ineluttabile e propone invece un racconto di ostinata vitalità, quella di chi resta e trasforma la provincia in luogo di produzione culturale, non solo di conservazione della memoria.
In questa chiave va letta anche la partecipazione diretta degli abitanti alla costruzione dei contenuti: il documento visivo partecipato che verrà presentato il 21 agosto a San Martino Sannita, realizzato sul campo insieme alle comunità di San Martino, San Giorgio del Sannio e Montefusco, non è un semplice reportage, ma un esercizio di autorappresentazione collettiva. È il territorio stesso, attraverso i suoi abitanti, a scegliere cosa raccontare di sé — un procedimento che nella tradizione degli studi socio-antropologici sul cinema partecipativo permette alle comunità marginali di sottrarsi allo sguardo esterno e diventare soggetto, e non solo oggetto, della narrazione.
Dal 20 agosto prendono avvio le proiezioni quotidiane del mattino e del pomeriggio, realizzate in collaborazione con realtà associative locali, con eventi serali a San Martino Sannita. Il 22 agosto, a Venticano, si tocca il fulcro della riflessione politica e sociale del festival: un dibattito istituzionale sul futuro delle aree interne culmina nella proiezione del film “Ritorno al tratturo”, scritto tra gli altri da Filippo Tantillo e interpretato da Elio Germano, presentato dal regista Francesco Cordio. La serata, in cavea, si chiude con un’intervista-approfondimento con l’attore Stefano Fresi, incentrata sul divario tra cinema di città e di provincia.
Domenica 23 agosto, sempre a San Giorgio del Sannio, si affianca alla masterclass con Riccardo Scamarcio anche la presentazione del volume sul cinema inglese “Giorni di gloria”, a cura del critico Giuseppe Borrone, un ulteriore segnale della vocazione del festival a intrecciare cinema, editoria e critica in un’unica cornice culturale, piuttosto che limitarsi alla sola proiezione di opere. Lunedì 24 agosto, il gran finale si sposta a Montefusco, con le proiezioni dei lavori in concorso e fuori concorso, l’assegnazione dei premi – tra cui il riconoscimento del pubblico – alla presenza di autori e cast, e la mostra fotografica curata da Paolo Speranza, dedicata a Ettore Scola nel decennale della scomparsa del maestro, a cui il festival dedica ogni anno un omaggio.
Il culmine simbolico dell’edizione si tocca domenica 23 agosto a San Giorgio del Sannio, con l’incontro a ingresso libero con Riccardo Scamarcio. Più che un ospite, l’attore pugliese – tra i pochi interpreti italiani a muoversi con continuità tra cinema d’autore internazionale e industria italiana – incarna nella propria carriera l’idea stessa di un cinema poliedrico: dalle regie di Abel Ferrara al rigore civile di Marco Tullio Giordana, fino alle collaborazioni internazionali al fianco di Johnny Depp, sotto la guida di Costa-Gavras e, in una chiave più autoriale e disincantata, con Woody Allen. A questo percorso di interprete si affianca il ruolo di produttore con la società Buena Onda, realtà che ha saputo unire al mestiere dell’attore un’attenzione quasi artigianale alla qualità dei progetti e alla libertà autoriale, una postura produttiva non distante, nello spirito, dalla stessa filosofia “dal basso” che anima il festival.
Nel dialogo con il pubblico sannita, il mestiere dell’attore diventa dunque lezione dal vivo: un ponte tra l’esperienza del set internazionale e la dimensione periferica del festival, a dimostrazione di come il racconto cinematografico – quando si radica nei luoghi anziché sorvolarli – possa riattivare il senso di appartenenza e restituire dignità narrativa ai margini geografici del Paese. È un cortocircuito virtuoso: la grande industria del cinema che si mette in ascolto della provincia, e la provincia che, attraverso quell’ascolto, si riafferma protagonista sul grande schermo della storia.







