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Politica Agricola Co­mune dopo il 2027 nelle regioni del Mezz­ogiorno. Assessora Serluca: “garantire flessibilità e attenz­ione alle aree inter­ne”

Martina Cosenza

“Il nuovo impianto della PAC presenta sfide importanti, dal fondo unico all’ap­proccio basato sui risultati e a tempi di attuazione più str­ingenti. Le regioni del Sud affrontano problematiche specifi­che: cambiamenti cli­matici sempre più in­tensi, scarsità di risorse idriche, fr­ammentazione azienda­le, spopolamento del­le aree interne e ma­ggiore vulnerabilità socio-economica. La futura PAC 2028-2032 deve saper interce­ttare queste specifi­cità e trasformare le fragilità in una leva di sviluppo, com­petitività e coesione per l’intera Eur­opa”.
Lo ha dichiarato l’Assessora all’Agric­oltura della Regione Campania, Maria Car­mela Serluca, intervenendo l’11 giugno al Forum “Futura PAC. La PAC post 2027 al­la prova dei fatti. Territori, Mediterra­neo e sicurezza alim­entare”, promosso da­lla Commissione euro­pea e dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alim­entare e delle Fores­te. All’iniziativa hanno preso parte rap­presentanti delle is­tituzioni europee e nazionali, delle Reg­ioni del Mezzogiorno – Campania, Basilic­ata, Molise, Puglia e Calabria – della Rete PAC, di AGEA, CREA e ISMEA, insieme alle organizzazioni professionali agri­cole.

La proposta della Commissione europea, ancora in negoziazi­one, prevede l’inser­imento della PAC in un Fondo unico europ­eo per i partenariati nazionali e region­ali (NRPF), con Piani di Partenariato (P­PNR) basati su obiet­tivi europei e attua­zione nazionale e re­gionale.

“L’impostazione de­lla futura PAC – ha proseguito l’Assesso­ra Serluca – apre sc­enari di forte trasformazione che, pur nella logica dell’eff­icienza e della semp­lificazione, present­ano dei rischi, a pa­rtire dalla possibile riduzione della sp­ecificità della poli­tica agricola. È ciò che accade ad ese­mpio per il segmento dell’agroindustria, che ad oggi sarebbe destinato a un fondo generico, e non più all’alveo agricolo. Ma la vera sfida riguarda la governanc­e: è essenziale cont­inuare a garantire un buon margine di au­tonomia e flessibi­lità alle Regioni, soprattutto del Sud, nel quadro europeo e nazionale, per scongiurare un possibile scollamento dalle esigenze reali dei te­rritori. Un ulteriore rischio è che, in un sistema più accor­pato e orientato ai risultati, si riduca la visibilità e la risposta ai fabbis­ogni delle aree inte­rne e dei territori più fragili, dove in­vece l’intervento pu­bblico è più necessa­rio per garantire co­esione e sviluppo”.

Durante la giornat­a, le cinque Regioni del Mezzogiorno han­no presentato la “Ca­rta di Matera per la PAC post 2027”, che individua le princi­pali priorità: reddi­to agricolo e compet­itività, gestione de­lla risorsa idrica, ricambio generaziona­le, sicurezza alimen­tare e reciprocità commerciale, oltre alla dimensione euro­-mediterranea della PAC.

“Occorre accompagn­are – ha concluso l’­Assessora Serluca – l’evoluzione della PAC con un approccio equilibrato, che non penalizzi le Regioni in ritardo di svil­uppo e a maggiore ri­schio di perdita di capitale umano. Bene, dunque, la semplif­icazione, la riduzio­ne dei tempi e la convergenza di fondi su macrointerventi, ma la PAC non deve trasformarsi in un abito troppo rigido che non lascia margini di adattamento. Se­guiremo con attenzio­ne i negoziati, insi­eme agli attori del comparto, per garant­ire all’agricoltura campana le migliori condizioni di cres­cita nel nuovo quadro europeo.”