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Frattura del femore: nemico degli anziani

Falez: “Riabilitazione immediata per non vanificare i benefici dell’intervento”
D’Auria: “La comunicazione il primum movens”

Manuela Cosenza

E’ un’emergenza sanitaria frequente che riguarda soprattutto gli anziani ma le fratture del femore rappresentano anche una sfida costante per la salute pubblica sia per le conseguenze sulla qualità e quantità della vita, sia come impatto economico. Un evento traumatico per gli over 65 spesso causato da accidentali cadute domestiche su ossa fragili (osteoporosi), con circa 100mila ricoveri annuali in Italia e prevalentemente donne. L’intervento chirurgico entro 48 ore dal ricovero, per i medici è considerato fondamentale per ridurre le complicanze legate all’allettamento prolungato. Secondo i dati del Programma nazionale esiti (Pne 2018), curato da Agenas (Agenzia nazionale dei servizi sanitari), nel 2017 oltre il 64% dei pazienti con più di 65 anni è stato operato entro due giorni; nel 2010 appena il 31%. “Riusciamo a operare sempre più spesso nei tempi indicati, ma – afferma il professore Francesco Falez già presidente della società italiana di ortopedia e traumatologia – se non si comincia la riabilitazione subito dopo, si vanificano i benefici dell’intervento tempestivo”.
Fratture del femore negli anziani spesso già sofferenti di comorbilità che aggravano la prognosi. “Il paziente over 65 spesso – dice il dottor Salvatore D’Auria primario dell’UOC di chirurgia dell’ospedale Fatebenefratelli di Benevento – è già vittima di comorbilità importanti come deficit visivi, patologie neurologiche ed in misura maggiore ed esponenziale l’osteoporosi. Il fattore tempo è determinante: sintetizzare la frattura, ridurre l’immobilità e il dolore abbattono significativamente i risultati negativi. Abbottono – precisa D’Auria – ma non cancellano. Le comorbilità, lo score intellettivo e l’integrazione familiare, sono sicuramente fattori altrettanto importanti”. In ogni caso va quindi deciso un trattamento che potrebbe essere diverso in base a come si presenta il paziente.

Quale dunque il gold standard per queste lesioni?

“Sicuramente – afferma il responsabile dell’Unità di ortopedia chirurgica – come viene fatto nella nostra struttura sanitaria di Benevento, la scelta del trattamento va valutata in base al buon senso e a parametri indiscutibili. L’anziano che cade va riportato allo stato precedente in tempi brevi, questo non significa che operare un femore restituisce al paziente ciò che non possiede più, significa dargli una possibilità. E qui – evidenzia D’Auria – entra in gioco la scelta chirurgica. Non tutte le fratture possono essere trattate allo stesso modo, alcune si avvalgono di una sintesi con chiodo, per altre sarà necessario una protesi. Un unico obiettivo, restituire al paziente un minimo di autonomia”. Anche discutere con il paziente o i familiari diventa fondamentale nell’intervento di frattura del femore. “La scelta del chirurgo – dice lo specialista – è determinante, discutere con il paziente quando possibile e i familiari, permette di non creare false illusioni. La comunicazione è il primum movens affinché ci sia una strada comune da percorrere, ma insieme, chirurgo, pazienti e familiari”.