
Prata Di Principato Ultra (AV)
Barbara Ciarcia
Riapre oggi al culto, quattro anni dopo la chiusura definitiva in seguito al cedimento di un costone tufaceo ( la sera del 28 gennaio 2022 ), l’Arcibasilica dell’Annunziata di Prata P.U., il più antico luogo cristiano d’Irpinia. Qui, nelle cavità di tufo, c’è il complesso catacombale, uno dei più belli e meglio conservati d’Italia, a testimonianza della presenza paleocristiana in queste terre remote. La coincidenza odierna con la festa religiosa dell’Annunciazione non è affatto casuale. La devozione mariana è assai radicata da queste parti. La riprova sta nell’edificazione della basilica, gioiello artistico e architettonico di rara e indiscussa bellezza. Il miracolo avvenuto è duplice: umano ( tecnico ) e divino ( Provvidenza ). Se è vero che la fede smuove le montagne in questo caso grazie pure alla buona volontà umana sono stati rimossi i massi che da quattro anni hanno vietato l’accesso, e lo svolgimento di funzioni liturgiche, all’interno del tempio dedicato alla Vergine Annunziata ( il sacro edificio è di proprietà della Curia avellinese ), ed è sottoposto al vincolo della Soprintendenza di Benevento e del capoluogo irpino. Da quella sera di fine gennaio nessun intervento mirato era stato approntato per rimuovere gli ostacoli che ne impedivano l’accesso. Solo un anno fa la basilica era stata parzialmente aperta. L’ingegnere Pasquale Perrotti che ha seguito da vicino, e curato minuziosamente le fasi tecniche che hanno portato alla riapertura odierna dell’Annunziata, fatica a nascondere l’emozione a poche ore dall’evento. E qualcuno, a Prata e dintorni, grida al miracolo. Non a caso, chissà. “Per ottenere questo risultato – spiega l’ingegnere Pasquale Perrotti – sono state effettuate verifiche, indagini, prelievi, analisi dinamiche. Dopo tre anni di totale abbandono della struttura bisognava riaprire quella porta, e rimuovere il buio calato sull’antico luogo di culto cristiano. Inizialmente, abbiamo pensato di dividere in due la basilica: la zona di recente edificazione e quella di età longobarda. E ci siamo riusciti”. Il risultato è sorprendente, ed è sotto gli occhi di quanti d’ora in poi potranno nuovamente ammirare l’ipogeo con le colonnine torte e le catacombe attigue, la navata suggestiva caratterizzata dall’originale incastro architettonico di due epoche diverse, quella tardo settecentesca e quella longobarda dell’altare. L’ingegnere Perrotti ricostruisce passo passo le fasi che hanno portato alla prodigiosa apertura del tempio. “E’ stata quasi una guerra – ci scherza su Perrotti – per riaprire per davvero la chiesa dell’Annunziata eliminando quel sigillo di inagibilità. La vera battaglia però è stata la messa in sicurezza della struttura, l’area retro absidale, il cuore antichissimo del monumento di fede popolare. Le opere di messa in sicurezza approntate nel febbraio 2022 erano inadeguate, non assicuravano alcuna certezza di equilibrio. Il crollo, avvenuto nella parte destra dell’abside aveva staccato un volume tufaceo di circa cinque metri cubi di materiale, ma più di tutto aveva eliminato la conformazione ad arco che consentiva l’equilibrio statico della struttura”. Ecco il primo miracolo tecnico compiuto. La Curia di Avellino, nel febbraio di quattro anni fa, era intervenuta utilizzando la procedura della somma urgenza per poter avviare i primi sommari lavori di messa in sicurezza dei luoghi da allora però interdetti al pubblico e alle celebrazioni liturgiche fino ad oggi. E’ stato anche l’intervento provvidenziale di don Alessandro, il giovane parroco pratese, a spronare i lavori affinché l’Arcibasilica fosse al più presto riaperta e restituita alla comunità di fedeli. Anche l’amministrazione comunale diretta da Bruno Petruzziello, prima della caduta, si era attivata per ottenere dei finanziamenti mirati all’apertura del cantiere per consentire così l’apertura al pubblico della chiesa. Oggi finalmente si potrà varcare quella soglia antica.







