
Bonito
Barbara Ciarcia
E’ una storia che si snoda nei secoli, e lungo chilometri e chilometri di terra. Dalle estremità della penisola iberica allo Stivale. E’ la storia di un’antica e nobile famiglia portoghese sbarcata, non certo per caso, sulle alture irpine di Bonito. E da allora il borgo famoso nel mondo per aver dato i natali allo stilista- ciabattino, Salvatore Ferragamo, porta il nome di quel casato lusitano giunto fin qui ai tempi delle conquiste del Belpaese.
Oggi, a distanza di secoli, i discendenti del Duca che ha dominato sui contadi bonitesi per decenni e decenni sono ritornati nel piccolo centro al confine con il Sannio per ricostruire la storia di quel nobile antenato, signorotto delle terre bonitesi, e ricercare così quelle radici con la comunità attuale che sa ben poco di quel passato remoto. A guidare Josè Antonio Bonito, residente ad Almancil, nel Portogallo, è stato Gaetano Di Vito, divulgatore della storia e delle tradizioni locali, fondatore e curatore del Museo delle cose perdute. Gaetano è emozionato quanto Josè Antonio che si è poi commosso fino alle lacrime girando tra i vicoletti del centro storico di Bonito, il paese che porta il suo cognome e quello della sua famiglia di alto lignaggio, ha voluto sapere l’evoluzione storica del paese alle prese, come tanti in Irpinia, con un marcato spopolamento. Tappa obbligatoria: il museo allestito da Gaetano in vico Masaniello.
Josè Antonio, accompagnato da alcuni familiari durante il suo viaggio in Irpinia, ha mostrato di avere davvero nel cuore Bonito, il borgo che lo riporta indietro nel tempo quando un suo illustre antenato era calato fin qui dal Portogallo, dalle famose colonne d’Ercole. E come la pellicola di un nastro che si riannoda, e nel contempo si riannodano i fili della memoria che Josè Antonio Bonito vuole recuperare, e conservare tra i ricordi più cari della sua famiglia.







