
Nicola Incampo
Tutto comincia su una strada di campagna, al calare della sera. Don Abbondio,
parroco del paese, cammina lentamente verso casa, assorto nelle sue abitudini
quotidiane. È un uomo che ama l’ordine, la routine e soprattutto la tranquillità.
Ma quella sera, come racconta Alessandro Manzoni nei Promessi sposi, la
tranquillità viene spezzata da un incontro destinato a lasciare il segno.
Due uomini armati, i bravi di Don Rodrigo, sbarrano la strada al sacerdote. Il
messaggio è breve, secco, inequivocabile: il matrimonio tra Renzo Tramaglino
e Lucia Mondella non deve essere celebrato. Non si tratta di un consiglio, ma di
un ordine. E Don Abbondio capisce subito che disobbedire significherebbe
mettersi in grave pericolo.
Secondo quanto emerge dai fatti, Don Abbondio non oppone alcuna resistenza.
Non denuncia l’accaduto, non chiede aiuto alle autorità e non informa
apertamente i diretti interessati. Al contrario, nei giorni successivi, il parroco
tenta di prendere tempo, inventando scuse e facendo riferimento a regole
inesistenti pur di evitare le nozze.
Una scelta che, di fatto, blocca il matrimonio e diventa la scintilla iniziale di una
lunga serie di eventi: la fuga di Lucia, la rabbia di Renzo, l’intervento dei
potenti e il coinvolgimento di altri personaggi chiave della vicenda.
Don Abbondio non è un uomo malvagio. Manzoni lo presenta come una
persona comune, senza grandi ideali, che ha scelto il sacerdozio non per
vocazione eroica, ma per garantirsi una vita sicura. La sua principale
preoccupazione è evitare i guai, soprattutto in un’epoca in cui la legge
protegge più i potenti che i deboli.
La paura guida ogni sua azione. Di fronte alla violenza, Don Abbondio
preferisce piegarsi piuttosto che rischiare. Anche quando è consapevole di
stare commettendo un’ingiustizia, sceglie il silenzio.
Manzoni descrive Don Abbondio con toni spesso ironici: i suoi discorsi confusi,
le sue lamentele e il suo continuo giustificarsi suscitano il sorriso del lettore.
Ma dietro l’ironia si nasconde una critica profonda.
Don Abbondio rappresenta quella parte della società che, pur non facendo
direttamente il male, permette al male di esistere non opponendosi. È il
simbolo di chi ha una responsabilità ma non ha il coraggio di esercitarla.
Il comportamento di Don Abbondio risalta ancora di più se confrontato con
quello di altri personaggi del romanzo. Fra Cristoforo, ad esempio, affronta Don
Rodrigo senza paura, rischiando in prima persona. Renzo, pur ingenuo, non
accetta passivamente l’ingiustizia. Don Abbondio, invece, resta fermo, bloccato
dal timore delle conseguenze.
Questo confronto serve a Manzoni per mostrare che le difficoltà possono essere
affrontate in modi diversi: con il coraggio o con la rinuncia.
Manzoni non condanna Don Abbondio con durezza, ma il suo giudizio è chiaro.
La paura non giustifica tutto. Un uomo che ha un ruolo pubblico, come un
prete, non può pensare solo a sé stesso. Rinunciare al proprio dovere significa
tradire la fiducia degli altri.
Don Abbondio non è il colpevole principale delle ingiustizie del romanzo, ma è
uno dei personaggi che più contribuiscono al loro sviluppo proprio perché
sceglie di non agire.






