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MALATTIE INFIAMMATORIE CRONICHE DELLA PELLE. PSORIASI E DERMATITE ATOPICA: NUOVE TERAPIE MIRATE E PERCORSI MULTIDISCIPLINARI CAMBIANO GLI OBIETTIVI DI CURA.

Dalla riduzione delle lesioni al miglioramento reale della qualità di vita. Oggi la gestione di psoriasi e dermatite atopica vive una fase di profonda evoluzione, grazie a terapie sempre più mirate e a un approccio integrato che mette al centro la persona, non solo la pelle.

Roma
Manuela Cosenza


La cute è il nostro principale “organo di relazione” e quando è colpita da un’infiammazione
cronica, le conseguenze vanno ben oltre l’aspetto visibile. Psoriasi e dermatite atopica
possono incidere su sonno, lavoro o scuola, attività fisica, relazioni sociali e salute
mentale. Patologie diverse per meccanismi e storia naturale, ma accomunate da una
nuova consapevolezza clinica: oggi gli obiettivi di cura non sono più solo la riduzione delle
lesioni raggiunta grazie alle novità terapeutiche, ma un miglioramento reale e misurabile
della qualità di vita, possibile grazie a percorsi appropriati, continui e multidisciplinari.
“Psoriasi e dermatite atopica non sono solo una questione estetica: possono associarsi a
comorbidità e incidere su lavoro, relazioni e salute psicologica– spiega Nicola Zerbinati,
Prof. Ordinario di Dermatologia Università degli Studi dell’Insubria-Varese e
membro del consiglio direttivo della SIDeMaST, Società Italiana di Dermatologia e
Malattie Sessualmente Trasmesse
. Per questo la gestione avanzata è spesso un lavoro
di squadra: il dermatologo coordina un percorso integrato e personalizzato, con l’obiettivo
di prendersi cura della persona e non solo della lesione”.


Un impatto diffuso, spesso sottovalutato

In Italia la psoriasi interessa una quota rilevante della popolazione, con stime di
prevalenza comprese tra 1,8% e 4,8% e un’incidenza che può superare i 200 nuovi casi
per 100.000 persone all’anno. La dermatite atopica presenta numeri altrettanto
significativi, soprattutto considerando il forte impatto nelle diverse fasce d’età: negli adulti
la prevalenza di eczema corrente è stimata intorno all’8,1%, mentre in età prescolare la
letteratura più recente indica una mediana di prevalenza a 12 mesi pari all’11,8%.
Dietro questi dati ci sono pazienti che convivono con sintomi spesso invisibili all’esterno
ma altamente invalidanti. Il prurito persistente, tipico della dermatite atopica, altera il sonno
e innesca un circolo vizioso di grattamento e infiammazione. Una recente meta-analisi (1)
stima che oltre il 43% dei pazienti presenti disturbi del sonno. Anche nella psoriasi il prurito
è molto frequente, riportato in oltre il 70% dei casi, ma ancora spesso sottovalutato. Le
ripercussioni possono estendersi al lavoro, con assenze e riduzione della produttività, e al
benessere psicologico. “Quando una malattia cutanea cronica è moderata o severa,
l’impatto non è solo clinico, ma anche sociale ed economico – sottolinea il prof.
Zerbinati
– ed è per questo che riconoscere precocemente la gravità e intervenire in
modo adeguato fa la differenza nel lungo periodo”.

Gestione avanzata: non solo nuovi farmaci, ma un nuovo paradigma

Parlare oggi di “gestione avanzata” significa superare la logica del trattamento episodico
delle riacutizzazioni. La diagnosi accurata e la corretta stratificazione della gravità tengono
conto non solo dell’estensione delle lesioni, ma anche di sintomi come prurito, dolore,
disturbi del sonno e impatto sulla qualità di vita: “L’obiettivo moderno non è insegnare al
paziente a convivere con la malattia, ma costruire un controllo stabile e misurabile nel
tempo – afferma l’esperto – passando dalla reazione alla prevenzione delle
riacutizzazioni, con percorsi continuativi e personalizzati”. In questo contesto, la
personalizzazione terapeutica e la multidisciplinarità diventano elementi chiave, soprattutto
nei casi moderati-severi o complessi, quando entrano in gioco comorbidità articolari,
allergologiche, cardiometaboliche o un significativo impatto psicologico.


Le novità terapeutiche: bersagli sempre più specifici

Negli ultimi anni l’innovazione terapeutica ha accelerato in modo significativo. Da un lato,
le terapie biologiche hanno reso possibili obiettivi di controllo più ambiziosi nella psoriasi
moderata-severa, agendo su vie specifiche dell’infiammazione come gli assi IL-23 e IL-17.
Dall’altro, nuove opzioni sistemiche orali ampliano le possibilità di scelta, consentendo
trattamenti sempre più “su misura”, sotto guida specialistica: “Negli ultimi anni abbiamo
assistito a un’evoluzione importante – spiega il prof. Nicola Zerbinati – oggi possiamo
mirare a un controllo della malattia molto più stabile rispetto al passato, grazie a terapie
che agiscono su bersagli specifici dell’infiammazione. Il punto non è promettere ‘miracoli’,
ma restituire alle persone sonno, benessere e libertà nella quotidianità, con percorsi
appropriati e monitorati”.
Anche nella dermatite atopica le novità sono rilevanti. Le terapie biologiche anti-IL-13 e
quelle mirate al circuito del prurito, come gli anticorpi diretti contro il pathway dell’IL-31,
consentono oggi di intervenire su sintomi che incidono pesantemente sulla vita reale dei
pazienti, come prurito persistente e insonnia: “Agire sui meccanismi che alimentano il
prurito significa intervenire su uno dei fattori più debilitanti della dermatite atopica –
evidenzia il prof. Zerbinati – perché migliorare il sonno vuol dire migliorare anche la
giornata, le relazioni e la capacità di affrontare la malattia”.


Cosa deve fare quindi il paziente? Segnali da non ignorare

Il primo passo è semplice, ma spesso sottovalutato. “Non normalizzare la sofferenza –
avverte l’esperto. Se una dermatosi infiammatoria dura settimane o mesi, tende a
riacutizzarsi frequentemente o condiziona il sonno e la vita quotidiana, è il momento di una
valutazione dermatologica”. Esistono alcuni segnali che indicano la necessità di
consultare, o ricontattare lo specialista
:

Il prurito persistente e i disturbi del sonno, soprattutto se frequenti, nella
dermatite atopica sono indicatori di un impatto rilevante e richiedono un piano di
gestione strutturato.
– Anche la presenza di lesioni estese o localizzate in sedi critiche come volto, mani
o genitali, in grado di limitare le attività quotidiane, rappresenta un campanello
d’allarme.

– Altri segnali da non ignorare sono la scarsa risposta alle terapie topiche
correttamente eseguite o le ricadute rapide dopo una fase di miglioramento.
– Nei pazienti con psoriasi, inoltre, la comparsa di dolore, rigidità o gonfiore
articolare
può indicare un possibile interessamento articolare e merita una
valutazione tempestiva.
– Infine, l’impatto sulla vita lavorativa o scolastica, con assenze o riduzione della
produttività, così come il disagio psicologico legato ai sintomi, devono essere
riconosciuti come parte integrante della malattia e non come una “fragilità
personale”.

Appropriatezza e follow-up, il vero punto fermo

Ogni innovazione terapeutica, conclude l’esperto, deve rimanere ancorata a un principio:
appropriatezza. Le terapie sistemiche e biologiche hanno profili di sicurezza studiati nei
trial e nella real-life, ma la scelta deve essere guidata dal dermatologo esperto, con
monitoraggi e follow-up adeguati: “Il messaggio finale per pazienti e famiglie è chiaro: non
esistono scorciatoie ma esiste una possibilità concreta di controllo più efficace quando la
terapia è scelta bene e seguita con continuità”.